Omelia 

1ª Domenica di Avvento - B 

1ª lettura Is 63,16b-17.19b; 64,2b-7  * dal Salmo 79 * 2ª lettura 1Cor 1,3-9 * Vangelo Mc 13,33-37

 

Carissimi,

Oggi Gesù vuol dire a tutti ciò che dice ai suoi discepoli: con forza raccomanda loro di vegliare. Vegliare significa essere pronti per il ritorno del padrone di casa andato lontano, e quindi che non è più presente a controllare. Sappiamo chi è il padrone di casa che i servi da molto tempo non vedono più, ma non sappiamo quando egli decide di tornare né quando arriva.

 

Sappiamo però che ha molta fiducia in loro, dal momento che affida loro tutti i suoi beni. I suoi servi continueranno a ritenersi suoi servi e vivere per lui: questo è facile se lo amano! Sarebbe invece molto difficile se lo servissero per paura, o se lo dimenticassero per vivere per se stessi. Noi vogliamo ascoltare questo avvertimento di Gesù.

Immagino che anche tu ti chieda, come me, che cosa vorrà dirci Gesù parlando del ritorno del padrone di casa. Molte volte i cristiani hanno pensato al giorno della morte. Hanno indovinato l’intenzione di Gesù? Forse si, o forse solo in parte. Certamente egli desidera che pensiamo alla nostra morte come ad un momento di incontro con lui, ma forse vuole che lo accogliamo ogni giorno: se fossimo capaci di riconoscere la sua presenza, avremmo modo ogni giorno di offrirgli il nostro servizio amorevole. Egli ci viene incontro infatti in molti avvenimenti per chiederci di amare, di servire in molti modi i nostri fratelli, persone conosciute e sconosciute, sia aiutandoli che ascoltandoli, offrendo loro i suoi insegnamenti, consolandoli o ammonendoli o incoraggiandoli a continuare ad essergli fedeli.

San Paolo ricorda ai Corinzi l’attesa del Signore che viene, ma riconosce che quest’attesa è per loro occasione di mettere a disposizione gli uni gli altri i “doni di grazia” ricevuti dal Signore stesso. Quest’amore vivo tra i membri della comunità cristiana è una testimonianza resa a Gesù Cristo, una testimonianza che aiuta ancora più ad essere pronti per incontri maggiormente intensi e definitivi con il Signore.

La venuta di Gesù è, per gli uomini che lo amano, un desiderio forte e continuo. Ci è d’esempio il popolo d’Israele, che a voce alta esprimeva la preghiera suggerita da Isaia profeta: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi”! Se il Signore rompesse tutto ciò che ci impedisce di vederlo e di incontrarlo! Se egli si facesse vicino a noi! Ecco, egli ha ascoltato questa preghiera innalzata ogni giorno nel tempio di Gerusalemme, l’ha ascoltata, ed è venuto, ha stabilito in mezzo a noi il suo regno; egli ci ha donato il suo Spirito perché la nostra vita sia del tutto nuova e capace di rinnovare la faccia della terra con l’amore e il perdono, con la pazienza e la mitezza, con la benevolenza e la misericordia.

 

Egli è venuto, e ha offerto se stesso per liberarci dal peccato e dalle sue conseguenze. Ma poi egli ci ha affidato i suoi beni, la sua Parola e i segni concreti del suo amore, il suo Corpo e il suo Sangue, e l’edificio nuovo fondato su pietra sicura: quindi “è partito per un viaggio”, e noi non lo vediamo più. Per questo anche noi, che siamo un popolo sempre peccatore, ripiegato nella tiepidezza, intenti a nascondere i nostri peccati, anche noi ripetiamo l’antica preghiera: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi”!

Quando verrai, Gesù, e noi ti accoglieremo, ci rinnoverai, ci riempirai di gioia, ci renderai capaci di vivere l’amore senza ripiegamenti su noi stessi, e la nostra comunione sarà piena, e la tua Chiesa sarà testimonianza splendida per te!

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